Luino, Mondo. L’occhio di Piero Chiara sulla provincia è una chiave universale, il grimaldello per aprirsi all’uomo in tutte le dimensioni (e… latitudini). Il fatto che i suoi libri vendessero centinaia di migliaia di copie è la dimostrazione di quanto il piccolo mondo antico, da lui narrato con la precisione dell’esperienza diretta, riguardasse proprio tutti. I romanzi di Chiara sono stati fonte di ispirazione per il cinema dai primi anni ’70. La cosa non deve stupire: i vecchi leoni dell’italica commedia - da Mario Monicelli a Luciano Salce a Dino Risi passando per il più anomalo Alberto Lattuada – proprio lì, sotto i mille campanili, sono andati a cercare le storie da raccontare. I soggetti e i tipi giusti. Il “provincialismo” è stato fecondo per il cinema italiano degli anni ’60-’70 come per la letteratura dello scrittore di Luino. I Bruno Cortona, i Busacca e i Magnozzi sono ritratti a volte partecipi e a volte spietati quanto quelli dei Paronzini, degli Orimbelli, dei Càmola.Il cinema “da” Piero Chiara, quindi, è la chiusura del cerchio. La consacrazione di un legame tra forme espressive diverse, accomunate dalla medesima fame di umanità.
I film
Il piatto piange
di Paolo Nuzzi (1974)
con Aldo Maccione, Agostina Belli, Andréa Ferréol, Erminio Macario
Le interminabili partite a carte, il profumo delle donne, i sotterfugi sentimentali, gli amici, i coprifuochi dei fascisti. Le avventure del Càmola (Aldo Maccione) nella Luino umida degli anni ’30, poco prima che l’Italia sia travolta dagli immancabili destini. Tra i migliori film tratti da Piero Chiara, da lui stesso adattato per lo schermo insieme al regista e a Maria Pia Solima, con Macario nei panni dello scemo del paese in una delle sue ultime apparizioni, una splendida Agostina Belli a richiamare la voce dell’amore e con un tocco felliniano assicurato dalla maîtresse Antonietta Beluzzi, la mitica tabaccaia di Amarcord. Girato a Orta, con una incursione sopra Luino per la celebre scena finale, la stessa del libro, nella quale ci si arrende alla vita nonostante tutto.
Venga a prendere il caffè da noi di Alberto Lattuada (1970)
con Ugo Tognazzi, Francesca Romana Coluzzi, Milena Vukotic
Il regionier Emerenziano Paronzini è in cerca di “sistemazione”. La trova dalle tre sorelle Tettamanzi, di ognuna delle quali coglie il meglio… Tratto da “La spartizione” e interamente girato a Luino. Ebbe tra gli estimatori il maestro Luis Buñuel.
La stanza del vescovo
di Dino Risi (1977)
con Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Patrick Dewaere
Un giovane avventuriero in barca a vela, un libertino decadente e senza scrupoli, una fanciulla sposata per procura. Tutti uniti dai misteri del Lago Maggiore… Dal romanzo omonimo, un gotico d’autore che gioca sulle atmosfere lacustri più inquietanti.
Homo eroticus di Marco Vicario (1971)
con Lando Buzzanca, Rossana Podestà, Luciano Salce
Dalla Sicilia a Bergamo, il giovane Buzzanca è come Bartolomeo Colleoni: un fenomeno…
Commedia di costume sceneggiata da Piero Chiara, anche interprete nel ruolo del “giudice”. Riscosse un grande successo di pubblico. Tra le guest star, Nanni Svampa e Lino Patruno.
Il cappotto di Astrakan
di Marco Vicario (1980)
con Johnny Dorelli, Carole Bouquet, Andréa Ferréol, Marcel Bozzuffi.
Da Luino a Parigi, ospite dell'ambigua madame Lenormand (Andréa Ferréol)
e innamorato di Valentine (Carole Bouquet). Per il mite Piero (Johnny Dorelli)
inizia un’odissea surreale perché le due donne sono rispettivamente
moglie e amante del suo sosia Maurice, un temutissimo rapinatore che ama indossare
un cappotto di astrakan. Il regista Marco Vicario sfrutta il tema del doppio così
caro alla commedia italiana (si pensi, in anni successivi, a
Fracchia la belva
umana con Paolo Villaggio e a
Johnny Stecchino con Roberto Benigni)
e tira fuori il meglio da un composito cast internazionale. Con Nanni Svampa tra
i protagonisti, è stato uno dei film che hanno incassato di più
tra quelli tratti dai romanzi di Chiara.